Set 8, 2014 - Senza categoria    No Comments

La mia (ipotetica) tesi di laurea

Il maschio italiano medio in chat si presenta così.
Il nickname è un richiamo viriloide un po’ parodistico e un po’ patetico, seguito dalla data di nascita; trapanatore67 potrebbe essere il padre di stallone95, ma il livello mentale di solito rimane pressapoco lo stesso.
L’avatar è ovviamente dedicato al pene. Mania fallocentrica, come la chiamiamo in psicologia, o rito di corteggiamento? Dalla mia esperienza in chat, non sottovaluterei il fattore maschio alfa, o gallo del pollaio; impressionare gli altri maschi del branco (virtuale, ma sempre branco è) per guadagnare il loro rispetto. Chissà.
L’approccio è quasi sempre indiretto; paradossalmente, tende a presentarsi in maniera più educata un trapanatore67 con il coso di fuori che non un qualsiasi ragazzo ben vestito e di buona famiglia in discoteca. Spesso il primo risulta anche meno invadente e mostra un livello grammaticale migliore.
Questa parvenza di educazione tende a scemare dopo qualche minuto di chat, quando il discorso vira immancabilmente verso le tre domande chiave:
1) come sei vestita?
2) hai voglia?
3) quante ricariche della tim vuoi per mostrarti in cam?
domande che preludono alla fine della discussione, almeno da parte mia.
Nei casi meno comuni in cui la discussione prosegua, il maschio italiano medio in chat tende sovente all’autocelebrazione, snocciolando tutta una serie di avventure sessuali, dalle più nazionalpopolari (il sesso con la suocera, la sveltina in ascensore) a quelle decisamente più improbabili (sulle quali non mi soffermerò).
Nel raccontare le sue imprese, il maschio italiano non sembra tanto interessato nel far colpo sugli interlocutori, quanto piuttosto nell’aumentare la propria autostima.

Esiste poi un’altra categoria, che è quelle del maschio italiano in chat sopra la media; non lasciamoci ingannare da quel sopra: in realtà a livello di contenuti non si cambia molto, ma cambia decisamente il modo di presentarsi.
Il maschio italiano sopra la media usa nomi che richiamano a personaggi di libri o film, cartoni animati giapponesi nel caso di ragazzi della generazione anni 70/80.
A volte l’avatar richiama il personaggio in questione, ma spesso è un dettaglio del viso: un angolo della bocca, o un occhio.
Nessun cambiamento di rilievo a livello di approccio, mentre il maschio italiano sopra la media difficilmente si lascia andare a improbabili aneddoti su mirabolanti esperienze sessuali. Questo denota, a mio parere, un’appartenenza alla schiera dei cosiddetti maschi beta, spesso dovuto alle prese in giro subito durante i primi anni di scuola dai compagni di classe.

Ecco, questa è la tesi di laurea che avrei voluto fare. Non avendo mai trovato il coraggio di presentarmi dal mio relatore con un fardello di fogli con stampati profili di stalloni e trapanatori (signorina si è messa in testa di fare una tesi di anatomia maschile?), ho deciso di pubblicarla qui. Spero vi sia piaciuta.

La mia (ipotetica) tesi di laureaultima modifica: 2014-09-08T12:18:01+02:00da madame-lagatta
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